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Tempio di Hera (Basilica)

Il tempio più antico è la Basilica, così denominata quando, riscoperta Paestum nel Settecento, tale monumento non fu riconosciuto come costruzione sacra e fu interpretata come un edificio pubblico profano, appunto una Basilica (luogo di riunioni e affari e dove si amministrava la giustizia), del periodo ellenistico. Più tardi con la scoperta dell'altare collocato ad oriente, si è capito che si trattava in realtà d'un tempio: esso risale alla metà del VI secolo a.C.; è orientato, come tutti i templi greci, sull'asse est-ovest, ha nove colonne d'ordine dorico sui lati corti, che misurano m. 24,50 e diciotto sui lati lunghi, chi si sviluppano per m. 54,30. L'intero giro delle cinquanta colonne è rimasto conservato: esse si caratterizzano per la loro forma molto rastremata in alto e per un significativo rigonfiamento (éntasis) a metà del fusto. I capitelli sono formati da una parte superiore quadrata (abaco) e una inferiore (echino o cuscinetto) che si interpone tra colonna e abco. L'echino è molto schiacciato, per cui il capitello ha un profilo esterno curvilineo. All'altezza del punto di unione con le colonne, i capitelli della Basilica hanno poi un'altra peculiaretà: una decorazione di foglie bacellate (anthémion). Sino quindi del tipo poco comune di capitelli "achei". Superato il colonnato si apre - preceduta da un pronao con tre colonne tra le ante e un vano rettangolare sul fondo che era inaccessibile (l'àdyton) e in cui, con molta proabbilità, veniva custodito il tesoro del tempio - la cella. Rialzato rispetto al portico, è divisa internamente in due piccole navate da una fila di sette colonne. Di queste, tre sono ancora in piedi, mentre a terra si notano i capitelli di altre due. La recente scoperta della stipe votiva ha permesso di stabilire, con un sufficiente grado di certezza che la costruzione era dedicata alla dea Hera venerata, in particolar modo, nella non distante area sacra alle foci del Sele. Di fronte al tempio, a circa nove metri ad est, è situato l'altare in grossi blocchi di calcare sul quale si compivano i sacrifici. In gran parte intatto, misura m 21,50 per 6, 26. Accanto ad esso è il pozzo sacrificale (bothros) dentro il quale si gettavano i resti dei rituali.

Il tempio più antico è la Basilica, così denominata quando, riscoperta Paestum nel Settecento, tale monumento non fu riconosciuto come costruzione sacra e fu interpretata come un edificio pubblico profano, appunto una Basilica (luogo di riunioni e affari e dove si amministrava la giustizia), del periodo ellenistico. Più tardi con la scoperta dell'altare collocato ad oriente, si è capito che si trattava in realtà d'un tempio: esso risale alla metà del VI secolo a.C.; è orientato, come tutti i templi greci, sull'asse est-ovest, ha nove colonne d'ordine dorico sui lati corti, che misurano m. 24,50 e diciotto sui lati lunghi, chi si sviluppano per m. 54,30. L'intero giro delle cinquanta colonne è rimasto conservato: esse si caratterizzano per la loro forma molto rastremata in alto e per un significativo rigonfiamento (éntasis) a metà del fusto. I capitelli sono formati da una parte superiore quadrata (abaco) e una inferiore (echino o cuscinetto) che si interpone tra colonna e abco. L'echino è molto schiacciato, per cui il capitello ha un profilo esterno curvilineo. All'altezza del punto di unione con le colonne, i capitelli della Basilica hanno poi un'altra peculiaretà: una decorazione di foglie bacellate (anthémion). Sino quindi del tipo poco comune di capitelli "achei". Superato il colonnato si apre - preceduta da un pronao con tre colonne tra le ante e un vano rettangolare sul fondo che era inaccessibile (l'àdyton) e in cui, con molta proabbilità, veniva custodito il tesoro del tempio - la cella. Rialzato rispetto al portico, è divisa internamente in due piccole navate da una fila di sette colonne. Di queste, tre sono ancora in piedi, mentre a terra si notano i capitelli di altre due. La recente scoperta della stipe votiva ha permesso di stabilire, con un sufficiente grado di certezza che la costruzione era dedicata alla dea Hera venerata, in particolar modo, nella non distante area sacra alle foci del Sele. Di fronte al tempio, a circa nove metri ad est, è situato l'altare in grossi blocchi di calcare sul quale si compivano i sacrifici. In gran parte intatto, misura m 21,50 per 6, 26. Accanto ad esso è il pozzo sacrificale (bothros) dentro il quale si gettavano i resti dei rituali.

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