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Scario

Scario è una piccola perla incastonata in un paesaggio da sogno: spiaggette e cale incantevoli che si distendono ai piedi di altissimi speroni rocciosi, un lungomare civettuolo punteggiato da eleganti bar, ristorante e ritrovi, un porticciolo che ospita sia i "bolidi" dei numerosi diportisti che qui convergono ogni estate, che i "gozzi" dei numerosi pescatori del luogo. Scario, che nell'estate del 44 a.C. ospitò le vacanze di Marco Tullio Cicerone, era famosa per la pesca e per la preparazione del garum, la prelibata salsa di pesce di cui i romani erano ghiotti. Distrutta due volte, nel secolo V dai Vandali e nel X secolo dai Saraceni, rifiorì intorno alla metà del XVII secolo, grazie alle capacità artigianali dei suoi "calafati", gli addetti alla costruzione e riparazione di barche da pesca. Risalgono a questo periodo le torri costiere visibili ai lati opposti del paese: la Torre Garagliano e la Torre dell'Olivo. L'abitato del borgo assunse l'aspetto attuale verso la fine del XVIII secolo grazie alle famiglie nobili di San Giovanni a Piro, soprattutto i COnti Carafa, che vi costruirono una dimostra estiva detta "La casa Contesca". Da ammirare la Chiesa di Sant'anna e la Chiesa dell'Immacolata, che dal 1846 conserva una statuetta della Madonna donata da un capitano di vascello scampato ad un naufragio.

Scario è una piccola perla incastonata in un paesaggio da sogno: spiaggette e cale incantevoli che si distendono ai piedi di altissimi speroni rocciosi, un lungomare civettuolo punteggiato da eleganti bar, ristorante e ritrovi, un porticciolo che ospita sia i "bolidi" dei numerosi diportisti che qui convergono ogni estate, che i "gozzi" dei numerosi pescatori del luogo. Scario, che nell'estate del 44 a.C. ospitò le vacanze di Marco Tullio Cicerone, era famosa per la pesca e per la preparazione del garum, la prelibata salsa di pesce di cui i romani erano ghiotti. Distrutta due volte, nel secolo V dai Vandali e nel X secolo dai Saraceni, rifiorì intorno alla metà del XVII secolo, grazie alle capacità artigianali dei suoi "calafati", gli addetti alla costruzione e riparazione di barche da pesca. Risalgono a questo periodo le torri costiere visibili ai lati opposti del paese: la Torre Garagliano e la Torre dell'Olivo. L'abitato del borgo assunse l'aspetto attuale verso la fine del XVIII secolo grazie alle famiglie nobili di San Giovanni a Piro, soprattutto i COnti Carafa, che vi costruirono una dimostra estiva detta "La casa Contesca". Da ammirare la Chiesa di Sant'anna e la Chiesa dell'Immacolata, che dal 1846 conserva una statuetta della Madonna donata da un capitano di vascello scampato ad un naufragio.

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