menu
logo ilcamminodelparco
profile
Comprimi il riquadro laterale

Museo Arche.co Na.le di Paestum

Il museo di Paestum, inaugurato nel 1952, si trova in prossimità del cosiddetto Tempio di Cerere, al di là della strada che lambisce il recinto degli scavi. Nelle sale è esposto il copioso materiale raccolto, in gran parte, nella ricca area archeologica che va dalla foce del Sele ai territori confinanti con la città. Notevole è il fregio, formato da metope e triglifi, del thesauròs (tempietto) del santuario di Hera Argiva. Composto da 33 metope delle 36 originarie, si può vedere bene dal ballatoio superiore della Sala I. La collocazione in alto del frigio è stata elaborata per far cogliere al visitatore l'effetto visivo che doveva aversi nell'antichità. Segnaliamo, tra le altre, le raffigurazioni di Eracle che cattura i Cercopi e Ulisse sul dorso di una tartaruga. Ricchissimo anche il patrimonio dei reperti provenienti dai santuari della città e dal Foro. Tra questi meritano di essere menzionati: una statua di terracotta di Zeus seduto (risalente all'ultimo quarto del VI secolo a.C.), un busto femminile acefalo dello stesso periodo, ex voto dalle stipi del Tempio di Nettuno, varie raffigurazioni di Hera, frammenti di sculture policrome, la statua bronzea del Sileno Marsias (rinvenuta lungo il lato occidentale del Foro), un'iscrizione vascolare con dedica a Minerva del III secolo a.C., testine arcaiche di divinità femminili, un'Anfora attica a figure rosse (500 a.C.) opera del cosiddetto pittore Nikoxenos. Proveniente dall'Ekklesiastérion, è conservata una stele in calcare del III sec. a.C. di notevole interesse. Sulla faccia anteriore è dipinta in rosso su quattro righe un'iscrizione in osco con leggere greche cobn la quale l'autore, un magistrato lucano di nome Stazio (Statis), loda Giove "Per grazia ricevuta". L'importanza di questa epigrafe è soprattutto linguistica: essa indica che la varietà di osco parlato dai lucani di Paestum, seguiva la stessa evoluzione dell'osco della Campania. Nella "Mario Napoli" sono esposte le cinque lastre della Tomba del tuffatore, scoperta il 3 giugno del 1968 a 1,5 km a sud della città antica, in località Tempa del Prete. La sepoltura era costituita da una "tomba a cassa" le cui pareti ad incastro erano formate dalle lastre dipinte. La decorazione riproduce scene di simposio, parte conclusiva del banchetto. I soggetti rappresentati (il banchetto sui lati lunghi con il particolare degli amanti e del suonatore di lyra, e l'atleta preceduto da una fanciulla che suona il flauto) sono riconducibili all'aristograzia greca. Canto, musica, pratiche sportive, convivio sono infatti aspetti di vita legati a quel particolare ambiente sociale. Nella lastra superiore (194 com per 98), che racchiudeva il sepolcro, è rappresentato un tuffatore che ha appena spiccato il salto da un'impalcature simile a un trampolino e formata da tre elementi verticali costituiti a loro vaolta da sette blocchi. Raffigurati anche, ai lati opposti della pittura, due alberi con sette rami. L'immagine sembra quasi un'istantanea dell'epoca: lo sforzo atletico del tuffatore è evidente, i suoi muscoli rispondono dinamicamente allo slancio ricevuto dal salto e alla caduta verso l'acqua. Il significato di questa scena non è ancora del tutto chiaro, ma probabilmente può comprendersi solo in chiave simbolica: con il tutto si compirebbe la liberazione dell'anima dal peso del corpo corruttibile, al fine di assicurarle la sopravvivenza oltre la morta.

Il museo di Paestum, inaugurato nel 1952, si trova in prossimità del cosiddetto Tempio di Cerere, al di là della strada che lambisce il recinto degli scavi. Nelle sale è esposto il copioso materiale raccolto, in gran parte, nella ricca area archeologica che va dalla foce del Sele ai territori confinanti con la città. Notevole è il fregio, formato da metope e triglifi, del thesauròs (tempietto) del santuario di Hera Argiva. Composto da 33 metope delle 36 originarie, si può vedere bene dal ballatoio superiore della Sala I. La collocazione in alto del frigio è stata elaborata per far cogliere al visitatore l'effetto visivo che doveva aversi nell'antichità. Segnaliamo, tra le altre, le raffigurazioni di Eracle che cattura i Cercopi e Ulisse sul dorso di una tartaruga. Ricchissimo anche il patrimonio dei reperti provenienti dai santuari della città e dal Foro. Tra questi meritano di essere menzionati: una statua di terracotta di Zeus seduto (risalente all'ultimo quarto del VI secolo a.C.), un busto femminile acefalo dello stesso periodo, ex voto dalle stipi del Tempio di Nettuno, varie raffigurazioni di Hera, frammenti di sculture policrome, la statua bronzea del Sileno Marsias (rinvenuta lungo il lato occidentale del Foro), un'iscrizione vascolare con dedica a Minerva del III secolo a.C., testine arcaiche di divinità femminili, un'Anfora attica a figure rosse (500 a.C.) opera del cosiddetto pittore Nikoxenos. Proveniente dall'Ekklesiastérion, è conservata una stele in calcare del III sec. a.C. di notevole interesse. Sulla faccia anteriore è dipinta in rosso su quattro righe un'iscrizione in osco con leggere greche cobn la quale l'autore, un magistrato lucano di nome Stazio (Statis), loda Giove "Per grazia ricevuta". L'importanza di questa epigrafe è soprattutto linguistica: essa indica che la varietà di osco parlato dai lucani di Paestum, seguiva la stessa evoluzione dell'osco della Campania. Nella "Mario Napoli" sono esposte le cinque lastre della Tomba del tuffatore, scoperta il 3 giugno del 1968 a 1,5 km a sud della città antica, in località Tempa del Prete. La sepoltura era costituita da una "tomba a cassa" le cui pareti ad incastro erano formate dalle lastre dipinte. La decorazione riproduce scene di simposio, parte conclusiva del banchetto. I soggetti rappresentati (il banchetto sui lati lunghi con il particolare degli amanti e del suonatore di lyra, e l'atleta preceduto da una fanciulla che suona il flauto) sono riconducibili all'aristograzia greca. Canto, musica, pratiche sportive, convivio sono infatti aspetti di vita legati a quel particolare ambiente sociale. Nella lastra superiore (194 com per 98), che racchiudeva il sepolcro, è rappresentato un tuffatore che ha appena spiccato il salto da un'impalcature simile a un trampolino e formata da tre elementi verticali costituiti a loro vaolta da sette blocchi. Raffigurati anche, ai lati opposti della pittura, due alberi con sette rami. L'immagine sembra quasi un'istantanea dell'epoca: lo sforzo atletico del tuffatore è evidente, i suoi muscoli rispondono dinamicamente allo slancio ricevuto dal salto e alla caduta verso l'acqua. Il significato di questa scena non è ancora del tutto chiaro, ma probabilmente può comprendersi solo in chiave simbolica: con il tutto si compirebbe la liberazione dell'anima dal peso del corpo corruttibile, al fine di assicurarle la sopravvivenza oltre la morta.

Comprimi il riquadro laterale
CHIUDI