menu
logo ilcamminodelparco
profile
Comprimi il riquadro laterale

Certosa di Padula

Il monumento più importante del Vallo di Diano è la Certosa di San Lorenzo che, maestosa, si erge su un vasto pianoro ai piedi del Centro storico di Padula. Il diploma di fondazione della Certosa reca la data del 28 gennaio 1306 e le firme di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico (in qualità di donatore) e del Priore della Certosa di Trisulti (all'uopo delegato dal Padre generale dei Certosini di Grenoble, in Francia), il quale, ottenuta la donazione, trasformò un'antica "grancia" preesistente dell'abbazia di Montevergine, dedicata a S. Lorenzo, in monastero dell'Ordine fondato da San Brunone. Dalla sua fondazione al XIX secolo, il complesso, che fino all'eversione della feudalità fu un formidabile centro di potere, si accresceva di nuovi corpi di fabbrica, divenendo uno dei più maestosi monumenti dell'Italia Meridionale, sia per l'estensione (la superficie complessiva occupata è di 51.000 metri quadrati), che per il patrimonio artistico in esso conservato. Il suo attuale aspetto è dovuto in gran parte alla ristrutturazione cui fu sottoposta nel XVIII secolo. Soprressa una prima volta nel 1807 e depredata di una consistente parte del suo patrimonio artistico, la Certosa riaprì nel 1816, per essere definitivamente chiusa cinque anni dopo l'Unità (1866). Nel 1882 il Regno d'Italia la inserì nella lista dei monumenti nazionali. Ciononostante durante i due conflitti mondiali venne adoperata come campo di concentramento, riportando notevoli danni. Ad un secolo esatto dalla sua proclamazione a monimento nazionale, fu affidata alla Soprintendenza Baaas di Salerno-Avellino, e attualmente ospita in alcuni locali il Museo Archeologico della Lucania Occidentale. La Certosa ricorda nel disegno la graticola, strumento del martirio cui fu sottoposto San Lorenzo, riprodotto più volte nelle decorazioni e nei fregi di tutto il complesso. Gli spazi principali orientati parallelamente, collegati da percorsi coperti, tra loro ortogonali, sono gli spazi per la vita comunitaria e di rappresentanza. Questi ultimi sono separati nettamente sia dagli ambienti di servigio, siti all'esterno, che da quelli, di stretta clausura, dove si svolgeva la vita più intima dei monaci. Oltre il filtro della facciata di gusto tardo manierista arrichita, tra il 1718 e il 1723, dalla decorazione settecentesca, si incontrano prima gli ambienti di rappresentanza e quelli per gli usi della comunità (l'appartamento dei procuratori, le foresterie nobili, il refettorio, le cucine, il capitolo, la chiesa), poi quelli per la vita più intima dei Certosini (il chiostro grande e le celle). Ogni quartiere è costituito per lo più da un paio d'ambienti: un portichetto dal quale si accede al piccolo giardino, una loggia coperta che guarda il giardino e che conduce ad un piccolo ambiente per le esigenze igieniche. In alcuni casi, dal minuscolo ingresso una scala conduce al sottotetto, utilizzato come laboratorio. La cucina, invece, presenta un particolare interesse perché conserva parte del suo arredo fisso (lavabi, ripiani di marmo, vaschette), risalente al XVIII secolo. Collegate alle cucine, nel sottosuolo, sono le gigantesche cantine. Sullo stesso lato lungo il quale sorgono gli appartamenti dei prociratori c'è il grande appartamento del Priore, on la cappella di San Michele, decorata da stucchi e dipinti trecenteschi, e l'elegante sala a chiocciola che conduce alla biblioteca. Antistante la facciata è la grande corte esterna, delimitata da 3 bracci di fabbriche cui si accede attraverso un poderoso portale. Nella corte prospettano locali di servizio funzionali alla vita della Certosa: il frantoio, i mulini, le stalle, le scuderie. Nel braccio parallelo alla facciata principale, dove si apre il portate d'ingresso alla corte, sono situate la torre ottogagona degli armigeri, la cappella della Maddalena, all'estremità orientale, la chiesa dedicata a San Lorenzo, aperta ai fedeli, la spezieria, ad uso dei Certosini e degli estranei, decorata da affreschi settecenteschi in parte scialbati (la loggia della spezieria, dipinta con motivi architettonici, fu eseguita tra il 1733 e il 1734 da Niccolò Di Sardo e Francesco di Martino). Parte integrante del complesso è il momumento a San Brunone, datato 1749, sistemato all'esterno dello spazio recintato ed in asse con l'ingresso principale della Certosa. La costruzione del Chiostro Grande iniziò nella seconda metà del'500, per poi proseguire nei secoli successivi. Le trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del XVI secolo. Di forma rettangolare ha due ordini di portici su 84 arcate. Le volte a tutto sesto sono rette da pilastri a pinta quadrata e bugna alta. L'area scoperta è divisa in 8 zone marginate da cordoni di pietra che si incontrano nel punto centrale dove vi è una fontana. Il chiostro della Foresteria, a portico e loggia, con fontane al centro, è di impinato tardo manierista. Sulla loggia affrescata con architetture e paesaggi, cui si accede da una scala a doppia rampa, si aprono gli ambienti atti ad alloggiare gli ospiti illustri, quelli della cosiddetta foresteria nobile. Sotto il porticato terreno si apre l'accesso principale della chiesa. La porta lignea, inserita in un portale rinascimentale, è fienemente intagliata con scene della vita di San Lorenzo e la raffigurazione dell'Annunciazione. La presenza di volte a crociera e di archi ogivali denuncia chiaramente la fondazione trecentesca della chiesa. La presenza di elementi decorativi di gusto barocco documenta consistenti interventi avvenuti nel corso dei secoli. Notevole il pavimento maiolicato e gli altari, settecenteschi, in scagliola a finto marmo. La chiesa è divisa in due zone, una prospiciente l'ingresso per i conversi, l'altra verso l'altare maggiore riservata ai Certosini. Adiacenti al muro destro dell'unica navata della chiesa si succeddono le cappelle; a sinistra dell'altare maggiore è l'accesso alla sala del tesoro, in passato ricca di statue d'argento e di arredi sacri oggi dispersi.

 

Il monumento più importante del Vallo di Diano è la Certosa di San Lorenzo che, maestosa, si erge su un vasto pianoro ai piedi del Centro storico di Padula. Il diploma di fondazione della Certosa reca la data del 28 gennaio 1306 e le firme di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico (in qualità di donatore) e del Priore della Certosa di Trisulti (all'uopo delegato dal Padre generale dei Certosini di Grenoble, in Francia), il quale, ottenuta la donazione, trasformò un'antica "grancia" preesistente dell'abbazia di Montevergine, dedicata a S. Lorenzo, in monastero dell'Ordine fondato da San Brunone. Dalla sua fondazione al XIX secolo, il complesso, che fino all'eversione della feudalità fu un formidabile centro di potere, si accresceva di nuovi corpi di fabbrica, divenendo uno dei più maestosi monumenti dell'Italia Meridionale, sia per l'estensione (la superficie complessiva occupata è di 51.000 metri quadrati), che per il patrimonio artistico in esso conservato. Il suo attuale aspetto è dovuto in gran parte alla ristrutturazione cui fu sottoposta nel XVIII secolo. Soprressa una prima volta nel 1807 e depredata di una consistente parte del suo patrimonio artistico, la Certosa riaprì nel 1816, per essere definitivamente chiusa cinque anni dopo l'Unità (1866). Nel 1882 il Regno d'Italia la inserì nella lista dei monumenti nazionali. Ciononostante durante i due conflitti mondiali venne adoperata come campo di concentramento, riportando notevoli danni. Ad un secolo esatto dalla sua proclamazione a monimento nazionale, fu affidata alla Soprintendenza Baaas di Salerno-Avellino, e attualmente ospita in alcuni locali il Museo Archeologico della Lucania Occidentale. La Certosa ricorda nel disegno la graticola, strumento del martirio cui fu sottoposto San Lorenzo, riprodotto più volte nelle decorazioni e nei fregi di tutto il complesso. Gli spazi principali orientati parallelamente, collegati da percorsi coperti, tra loro ortogonali, sono gli spazi per la vita comunitaria e di rappresentanza. Questi ultimi sono separati nettamente sia dagli ambienti di servigio, siti all'esterno, che da quelli, di stretta clausura, dove si svolgeva la vita più intima dei monaci. Oltre il filtro della facciata di gusto tardo manierista arrichita, tra il 1718 e il 1723, dalla decorazione settecentesca, si incontrano prima gli ambienti di rappresentanza e quelli per gli usi della comunità (l'appartamento dei procuratori, le foresterie nobili, il refettorio, le cucine, il capitolo, la chiesa), poi quelli per la vita più intima dei Certosini (il chiostro grande e le celle). Ogni quartiere è costituito per lo più da un paio d'ambienti: un portichetto dal quale si accede al piccolo giardino, una loggia coperta che guarda il giardino e che conduce ad un piccolo ambiente per le esigenze igieniche. In alcuni casi, dal minuscolo ingresso una scala conduce al sottotetto, utilizzato come laboratorio. La cucina, invece, presenta un particolare interesse perché conserva parte del suo arredo fisso (lavabi, ripiani di marmo, vaschette), risalente al XVIII secolo. Collegate alle cucine, nel sottosuolo, sono le gigantesche cantine. Sullo stesso lato lungo il quale sorgono gli appartamenti dei prociratori c'è il grande appartamento del Priore, on la cappella di San Michele, decorata da stucchi e dipinti trecenteschi, e l'elegante sala a chiocciola che conduce alla biblioteca. Antistante la facciata è la grande corte esterna, delimitata da 3 bracci di fabbriche cui si accede attraverso un poderoso portale. Nella corte prospettano locali di servizio funzionali alla vita della Certosa: il frantoio, i mulini, le stalle, le scuderie. Nel braccio parallelo alla facciata principale, dove si apre il portate d'ingresso alla corte, sono situate la torre ottogagona degli armigeri, la cappella della Maddalena, all'estremità orientale, la chiesa dedicata a San Lorenzo, aperta ai fedeli, la spezieria, ad uso dei Certosini e degli estranei, decorata da affreschi settecenteschi in parte scialbati (la loggia della spezieria, dipinta con motivi architettonici, fu eseguita tra il 1733 e il 1734 da Niccolò Di Sardo e Francesco di Martino). Parte integrante del complesso è il momumento a San Brunone, datato 1749, sistemato all'esterno dello spazio recintato ed in asse con l'ingresso principale della Certosa. La costruzione del Chiostro Grande iniziò nella seconda metà del'500, per poi proseguire nei secoli successivi. Le trasformazioni più rilevanti risalgono alla metà del XVI secolo. Di forma rettangolare ha due ordini di portici su 84 arcate. Le volte a tutto sesto sono rette da pilastri a pinta quadrata e bugna alta. L'area scoperta è divisa in 8 zone marginate da cordoni di pietra che si incontrano nel punto centrale dove vi è una fontana. Il chiostro della Foresteria, a portico e loggia, con fontane al centro, è di impinato tardo manierista. Sulla loggia affrescata con architetture e paesaggi, cui si accede da una scala a doppia rampa, si aprono gli ambienti atti ad alloggiare gli ospiti illustri, quelli della cosiddetta foresteria nobile. Sotto il porticato terreno si apre l'accesso principale della chiesa. La porta lignea, inserita in un portale rinascimentale, è fienemente intagliata con scene della vita di San Lorenzo e la raffigurazione dell'Annunciazione. La presenza di volte a crociera e di archi ogivali denuncia chiaramente la fondazione trecentesca della chiesa. La presenza di elementi decorativi di gusto barocco documenta consistenti interventi avvenuti nel corso dei secoli. Notevole il pavimento maiolicato e gli altari, settecenteschi, in scagliola a finto marmo. La chiesa è divisa in due zone, una prospiciente l'ingresso per i conversi, l'altra verso l'altare maggiore riservata ai Certosini. Adiacenti al muro destro dell'unica navata della chiesa si succeddono le cappelle; a sinistra dell'altare maggiore è l'accesso alla sala del tesoro, in passato ricca di statue d'argento e di arredi sacri oggi dispersi.

 

Comprimi il riquadro laterale
CHIUDI