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Capaccio

CAPACCIO

ll nome di questo splendido borgo deriva da Caput Aquis, per via d’un antico acquedotto ch’abbeverava gli abitanti del posto. La prima citazione di Capaccio la troviamo però nel codice cavese all’anno 794 d.C., dove s’attesta che Guibaldo, preposto del cenobio benedettino di Salerno, ottiene dal principe Grimaldo molti doni e poderi allogati (collocati) dalle parti di Ebulo, Tisciano, Rota e Capaque. I pestani ingrandirono molto una città che quindi già esisteva, e che com’abbiamo visto era citata in documenti ufficiali. Non per altro, insediamenti protostorici collinari precedettero Paestum, come sembrano attestare i recenti ritrovamenti archeologici nella zona di Capaccio vecchia.

Da vedere il Convento dei Frati Minori Francescani, con un interessante chiostro quadriportico. All'interno sono degni di nota il monumentale organo a canne completamente restaurato, e il presbiterio con la tela centrale del 1700 del pittore locale Giuseppe Rubini. Il chiostro è un piccolo gioiello, adornato da pilastri in pietra locale, e dal pozzo ottagonale centrale con affreschi sempre del Rubini, che rievocano la vita di S. Antonio e S. Francesco. Dello stesso periodo, siamo attorno al XVIII secolo, risale la chiesa di San Pietro Apostolo coi suggestivi affreschi. Il primo dei due edifici si conserva in ottime condizioni.

A ridosso della strada principale più frequentata sorge un’interessante torre civica. La torre campanaria era originariamente annessa all’antica Chiesa di San Pietro, in Piazza Orologio.

La cattedrale di Capaccio Vecchia è dedicata alla Madonna del Granato. Una scultura di legno, copia d’un’opera di grande pregio andata distrutta dal fuoco, ce la mostra con in mano una melagrana, aperta in segno d’amore cristiano. Non può essere negata un’affascinante continuità che ha legato e lega l’Hera Argiva alla foce del Sele, venerata tre millenni fa, e l’attuale culto. E a maggio ed agosto ancora vengono portati doni, fiori e frutta in Cente, che ricordano molto le navette ex-voto ritrovate nel tempio di Nettuno di Paestum.

http://www.madonnadelgranato.com/il-santuario-del-granato.html

http://www.visitcilento.com/it/scheda_localita/137-castello-di-capaccio.html

CAPACCIO

ll nome di questo splendido borgo deriva da Caput Aquis, per via d’un antico acquedotto ch’abbeverava gli abitanti del posto. La prima citazione di Capaccio la troviamo però nel codice cavese all’anno 794 d.C., dove s’attesta che Guibaldo, preposto del cenobio benedettino di Salerno, ottiene dal principe Grimaldo molti doni e poderi allogati (collocati) dalle parti di Ebulo, Tisciano, Rota e Capaque. I pestani ingrandirono molto una città che quindi già esisteva, e che com’abbiamo visto era citata in documenti ufficiali. Non per altro, insediamenti protostorici collinari precedettero Paestum, come sembrano attestare i recenti ritrovamenti archeologici nella zona di Capaccio vecchia.

Da vedere il Convento dei Frati Minori Francescani, con un interessante chiostro quadriportico. All'interno sono degni di nota il monumentale organo a canne completamente restaurato, e il presbiterio con la tela centrale del 1700 del pittore locale Giuseppe Rubini. Il chiostro è un piccolo gioiello, adornato da pilastri in pietra locale, e dal pozzo ottagonale centrale con affreschi sempre del Rubini, che rievocano la vita di S. Antonio e S. Francesco. Dello stesso periodo, siamo attorno al XVIII secolo, risale la chiesa di San Pietro Apostolo coi suggestivi affreschi. Il primo dei due edifici si conserva in ottime condizioni.

A ridosso della strada principale più frequentata sorge un’interessante torre civica. La torre campanaria era originariamente annessa all’antica Chiesa di San Pietro, in Piazza Orologio.

La cattedrale di Capaccio Vecchia è dedicata alla Madonna del Granato. Una scultura di legno, copia d’un’opera di grande pregio andata distrutta dal fuoco, ce la mostra con in mano una melagrana, aperta in segno d’amore cristiano. Non può essere negata un’affascinante continuità che ha legato e lega l’Hera Argiva alla foce del Sele, venerata tre millenni fa, e l’attuale culto. E a maggio ed agosto ancora vengono portati doni, fiori e frutta in Cente, che ricordano molto le navette ex-voto ritrovate nel tempio di Nettuno di Paestum.

http://www.madonnadelgranato.com/il-santuario-del-granato.html

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